Il Viaggio in un Film

Un film è sempre un viaggio, ci investe con parole, immagini, suoni, colori… Al di là del filo della narrazione c'è un universo che si impone ai nostri sensi arricchendoci di mille conoscenze e dettagli aiutandoci a penetrare la realtà di un paese. E’  per questo che  prima di partire per un nuovo viaggio non è male l'idea di andarsi a vedere o rivedere un film, come leggere un libro o consultare cataloghi, che aiutino a scegliere meglio “il proprio viaggio” per trovare grande riscontro alle proprie attese. Rimane questo il principale e “forse unico obiettivo” Guiness. Vi segnaliamo per questo:

 

Per la Grecia: Le mie grosse grasse vacanze greche”, di Donald Petrie  2009 Georgia è una serissima guida turistica che  si trova a fare i conti con uno strampalato gruppo di turisti in vacanza in Grecia, sua terra natale.
I luoghi di nascita della civiltà occidentale (Atene e l'Acropolis, Olympia e l'antico stadio, Delfi e l'oracolo), fanno da sfondo a forme dell'inciviltà moderna quali l’ottusaggine e la mancanza di morale e di attenzione ai valori tradizionali. Una strampalata filosofia neo-epicurea che pare quasi disprezzare il sublime paesaggio del Peloponneso.

 

Per la Romania: “A Est di Bucarest” di Corneliu Porumboiu, 2005. C’era o non c’era la rivoluzione quel 22 Dicembre 1989 nelle tante piazze rumene che festeggiavano l’addio al comunismo? O di rivoluzione non si può parlare, visto che a distanza di tanti anni poche cose sono cambiate, dopo l’eliminazione di Ceaucescu e sua moglie? E’ l’interrogativo sul quale si poggia l’originalissimo e brillante film dell’esordiente Porumboiu.  

 

Per la Sicilia: “Nuovo Cinema Paradiso”, di Giuseppe Tornatore, 1988. Due anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a Giancaldo, un paese siciliano, il cinema è l'unico divertimento. Davanti a una platea chiassosa, ma anche emotiva, il "parroco-gestore" fa passare sullo schermo celebri film americani e italiani, dopo adeguati tagli di cui si occupa il proiezionista, Alfredo. Quest'ultimo lega molto con il piccolo Salvatore, un ragazzino di dieci anni affascinato dal cinema tanto da diventare il fido aiutante di Alfredo. Dopo una serie di eventi e un amore perduto, Salvatore ormai adulto decide di inseguire la carriera cinematografica a Roma. Tornerà a Giancaldo solo trent'anni dopo, per assistere al funerale del suo eterno amico Alfredo...

 

Per la Russia: “L’Arca Russa”, di Alexander Sokurov, 2002
Un fantastico viaggio attraverso la storia della Russia, dall'epoca degli zar ad oggi, tra le sale dell'Hermitage di San Pietroburgo. A condurci in questo viaggio sono due personaggi: il primo, uomo contemporaneo, presente solo attraverso la soggettiva in piano sequenza del film, che sentiremo parlare e dialogare con un altro personaggio, un marchese dell’Ottocento, anche lui catapultato in una epoca non sua e in un periodo non suo. Sono Virgilio e Dante nel ventre della storia russa, che conducono un viaggio attraverso le epoche entrando in contatto con Pietro il Grande e Caterina II, i due zar Alessandro I e II, colti ora in rituali pubblici e ora in una crepuscolare intimità. Ogni stanza un’epoca, un evento e soprattutto una galleria di opere d’arte sublimi.

 

Per Mosca: “La casa Russia”, di Fred Schepisi, 1990. Un editore inglese si fa convincere da una bella russa della quale s'innamora a trafugare un dattiloscritto sull'inefficienza nucleare sovietica. Tratto dal penultimo dei 13 romanzi di John Le Carré, è una storia d'amore in forma di romanzo di spionaggio tradotta in un film verboso, diligente e accademico sullo sfondo di Mosca e Leningrado raccontate con occhio da turista. Primo film girato in Russia dopo la Perestrojca di Gorbaciov.

 

“Il Dottor Zivago”, di David Lean, 1965. La storia epica di Yurij Andrèevic Divago (Omar Sharif), medico e poeta nella sua Russia. Sposato alla cugina Tonja (Geraldine Chaplin), in un legame d’affetto dolce e commovente, capace dell’unione e del perdono ma travolto da una passione d’amore, impossibile da colmare e domare, dal nome Lara Antipov (Julie Christie). Questo amore impossibile, diviso dalla storia, dai Bolscevichi, dai Partigiani, ma mai dal tempo che torna continuamente incontrando i due amanti anche tra impossibili distanze, in un finale che non è ancora avvenuto, e che ognuno di noi è libero di immaginare. Vincitore di 5 Premi Oscar è sicuramente uno dei migliori film dell’intera Storia del Cinema.

 

Per la Germania: “Il cielo sopra Berlino”, di Wim Wenders, 1987.
Romantica storia d’amore in parte ambientata a  Potsdammer Platz “Germania anno zero”, di Roberto Rossellini, 1948. Capolavoro di Rossellini, che lo ha consacrato in Francia e USA come indiscusso maestro. In "Germania anno zero" sono condensate da lui tutte le tematiche care al cinema neorealista: gli attori non professionisti, le lunghe riprese in esterni (la carrellata del giovane Edmund che cammina tra i ruderi bombardati è un momento di grande cinema), le storie di gente comune, l'attenzione ai bambini e inoltre un senso morale autentico e profondo, vera anima di un film che ha segnato come pochi il cinema italiano. “Il realismo non è altro che la forma artistica della verità” (Rossellini)

 

“Le vite degli altri ”, di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006
E’ un triller intenso e coinvolgente ambientato nella Berlino Est, primi anni ’80. Il capitano Gerd Wiesler è un agente della Stasi ,temuto organo di sicurezza e spionaggio interni,  specializzato in interrogatori e sorveglianza di sospettati politici. Il suo credere fermamente nel socialismo vacillerà quando gli toccherà controllare la vita di una coppia di artisti e scoprirà che il comando gli è arrivato solo perché il Ministro della Cultura è interessato alla donna in questione. Il giovane regista tedesco (dell'ovest, ma con genitori fuggiti dall'est) esprime così il suo pensiero sui regimi autoritari (quello comunista nello specifico) che usano il controllo totale come forma di soffocamento delle idee. Il film è stato girato quasi esclusivamente a Berlino. Le riprese all'esterno dell'appartamento dello scrittore Georg Dreyman si sono svolte in Marchlewski-Straße, a Friedrichshain. Altre scene sono state girate a Frankfurter Tor, in Karl-Marx-Allee, al teatro Hebbel (all'epoca dei fatti però appartenente a Berlino Ovest) e al teatro Zittau Gerhart-Hauptmann. Da non dimenticare le riprese nella zona dell'allora sede centrale del Ministero per la Sicurezza di Stato (la Stasi appunto) in Normannenstraße, a Lichtenberg

 

Per il Belgio “In Bruges – La coscienza dell’assassino” di Martin McDonagh, 2008.
Dopo uno dei tanti sporchi e pericolosi lavori a Londra, due sicari si nascondono per due settimane a Bruge. Debbono attendere disposizioni in una città che loro, irlandesi, non avevano mai visitato e che uno dei due disprezza.
Martin McDonagh, molto noto in Gran Bretagna e Irlanda per le sue opere teatrali, trasforma con grande abilità la città e l'arte di cui sono permeate le sue stesse vie, da sfondo a parte determinante della narrazione. Questi due 'turisti per forza' sono due uomini in ricerca. Mentre uno ricerca il perché al male tra la gente, l’altro decide di girare per le strade della città e ammirare le opere d'arte che musei e chiese racchiudono.

 

Per la Turchia: “La Sposa turca”, di Fatih Akin, 2004.
Storia di autodistruzione e amore, che percorre a ritroso la storia dei turchi emigrati, dalla distruzione cruenta dei valori  tradizionali, sino al recupero del senso della vita che avverrà proprio nei meandri delle vie di Istanbul.
Un dramma esistenziale sull'emigrazione turca in Germania, vincitore, a sorpresa, dell'Orso d'oro al Festival di Berlino 2004. Due immigrati turchi a Berlino – il 40enne Cahit e la 20enne Sibel – s'incontrano in ospedale, entrambi sopravvissuti a un tentato suicidio. Lui è già morto dentro, distrutto dall'alcol e dalla droga; lei, ricca di irrequieta vitalità, è oppressa dall'ottuso tradizionalismo moralista della famiglia per sfuggire al quale propone all'uomo un matrimonio in bianco. A cerimonia nuziale conclusa, ciascuno dei due continuerà la propria strada. Ovviamente il rapporto tra i due si evolve in un'altra direzione e ha un epilogo struggente e sconsolato a Istanbul.

 

“Fuga di mezzanotte”, di Alan Parker, 1978. Il 6 ottobre 1970, dopo un periodo a Istanbul, un cittadino americano di nome Billy Hayes viene arrestato dalla polizia turca a causa dell'alto livello di allerta dovuto alla paura di attentati terroristici, mentre sta per volare fuori dallo stato con la sua fidanzata. Dopo essere stato trovato in possesso di diversi pacchetti di hashish, viene condannato a una pena relativamente indulgente di 4 anni e 2 mesi per possesso di droga.
Tratto dall'omonima autobiografia di Billy Hayes, ha vinto due Oscar per la sceneggiatura di Oliver Stone e la colonna sonora di Giorgio Moroder. Dopo aver visitato la Turchia nel 2004, lo sceneggiatore Oliver Stone si è trovato nella situazione di scusarsi per aver eccessivamente drammatizzato la storia, puntualizzando però come la situazione delle carceri turche di quel periodo fosse riportata da diverse associazioni per i diritti umani.

 

“Il bagno Turco – Hamam”, di Ferzan Ozpetek, 1997.
A Roma Francesco e Marta, marito e moglie, gestiscono insieme a Paolo, amico di vecchia data, uno studio che si occupa di ristrutturazione di interni. Un giorno Francesco, ricevuta dall'ambasciata turca la notizia di avere ereditato un immobile da una certa zia Anita, parte per Istanbul e qui scopre che l'immobile è un hamam, cioè un bagno turco che la zia ha gestito per circa trenta anni. Entra in contatto con Osman, custode del bagno, e con la sua famiglia: la moglie, la figlia Fusun, il figlio Mehmet, che lo ospitano con grande calore. Deciso in un primo momento a vendere per tornare subito a casa, Francesco a poco a poco cambia idea, si appassiona all'edificio e decide di rimetterlo in uso.

 

Per la Polonia: “Il pianista”, di Roman Polanski, 2002
Un brillante pianista polacco, di religione ebraica, viene confinato nel ghetto di Varsavia dove sperimenta sulla pelle la sofferenza e l'umiliazione. Sfugge alla deportazione nascondendosi fra le rovine della città, e un ufficiale tedesco lo aiuta a sopravvivere.

 

Per l’Olanda: “Black Book”, di Paul Verhoen, 2006
Ricostruisce i fatti realmente accaduti durante il periodo della resistenza olandese al nazismo

 

“Rembrandt j’accuse”, di Peter Greenaway, 2008. Dietro al capolavoro di Rembrandt, “La ronda di notte”, si cela un’intricata cospirazione. Peter Greenaway ci accompagna alla scoperta di cinquanta indizi nascosti nella tela che svelano vendette, corruzione e giochi di potere nell’Olanda del XVII secolo. Il film si gioca sui due fronti della ricostruzione storico-biografica - la rovina del pittore in seguito alla sua ferma e ardita denuncia dei potenti di Amsterdam attraverso la trama sottile del suo quadro - e del raffinato saggio estetico. Rembrandt - detective, testimone e giudice del delitto al centro del dipinto - fu allora vittima designata del suo attacco al potere, fin troppo evidente agli occhi esperti dei lettori d’immagini di quattro secoli fa. Un noir imperdibile sull’arte e la condizione dell’artista, tanto privilegiata quanto crudele.

 

Per Lisbona: “Lisbon story” di Wim Wenders, 1995. Philip, professione fonico, arriva a Lisbona, chiamato dall'amico regista Friedrich che sta girando un documentario muto e in bianconero. Trova solo una casa vuota e le pizze del materiale girato. A spasso per Lisbona, in cerca di suoni e di notizie dell'amico, l'alter ego-wendersiano porta lo spettatore a catturare la realtà viva della città portoghese.

 

Per Porto: “Porto della mia infanzia” di Manoel De Oliveira, 2001
La città natale di Manoel de Oliveira viene rievocata in questo film nei luoghi e negli eventi della sua infanzia, attraverso immagini di repertorio e ricostruzioni, per lasciare traccia del suo cammino e raccontare un'epoca che non esiste più.

 

Per Barcellona: “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen, 2008. Due amiche Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson) decidono di partire dall’America per trascorrere l’estate a Barcellona, una città incantevole che si lascia scrutare nei suoi angoli nascosti, nella tortuosità delle stradine arabeggianti, che si insinua nell’animo delle ragazze con l’arte di Gaudì e Mirò. Tanti sono gli scatti delle macchine fotografiche fatti dalle due ragazze accompagnate da Javier per le vie del centro perchè nessuna delle due ha voglia di lasciarsi sfuggire la bellezza di questo luogo magnifico.

 

Per Parigi: ”Midnight in Paris” di Woody Allen, 2011 Gil, sceneggiatore hollywoodiano con aspirazioni da scrittore, e la sua futura sposa Inez sono in vacanza a Parigi con i piuttosto invadenti genitori di lei. Gil è già stato nella Ville Lumiêre e ne è da sempre affascinato. Lo sarà ancor di più quando una sera, a mezzanotte, si troverà catapultato nella Parigi degli anni ‘20. Incontrerà Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso ed altri, e farà in modo che il miracolo si ripeta ogni notte, suscitando così i dubbi del futuro suocero.
Che Woody Allen ami Parigi non è una novità (basta tornare a Hello Pussycat o a Tutti dicono I Love You). Ma qui la sequenza di apertura è una dichiarazione d'amore visiva alla città.

 

 “Paris”, di Cédrik Klapisch, 2008. L’autore intraprende un progetto estremamente ambizioso, quello di presentarci la città nella sua totalità: sia come complesso architettonico-urbanistico sia come organismo socio-culturale.

 

“Incontri a Parigi” di Eric Rohmer, 1995. “Resterò sempre coerente all’idea di un cinema che dipinge gli stati d’animo, i pensieri così come le azioni.” In questa affermazione c’è espressa chiaramente l’idea di cinema di Eric Rohmer, uno dei padri fondatori della Novelle Vague. Incontri a Parigi è una riflessione sul caso e il destino, un trittico di storie dove a fare da sfondo alle vicende dei protagonisti c’è una Parigi affascinante.

 

Per Londra: “Match Point” di Woody Allen, 2005. La vicenda di Chris (Jonathan Rhys-Meyers) comincia in un salotto ricco e soffocante, attraverso l’espediente ludico di una pallina da tennis indecisa, emblema degli svincoli che dovrà affrontare. Una pallina indecisa, come è lui, impacciata, rovinosa. Istruttore di tennis, sarà attratto da Chloe (Emily Mortimer), vitale ed effimera ragazza di buona famiglia, che sposerà e attraverso la quale rivoluzionerà la sua vita lavorativa. Eppure sarà attratto, passionalmente, ineluttabilmente, da un altro sguardo straniero: quello di Nola (Scarlett Johansson), figura ondeggiante e decadente persino nel nome. Sarà un incrociarsi di andature barcollanti quello tra l’attrice sfortunata e l’apparentemente glaciale irlandese. Un susseguirsi di ripensamenti a frastornare il bel viso compatto, il linguaggio apatico, le movenze vagamente scivolose.

 

Per l’Irlanda: “Le ceneri di Angela”, di Alan Parker, 1999. Una voce fuori campo ci porta attraverso la vita di un uomo, un irlandese cresciuto nella miseria e nella povertà di una cittadina puritana e ipocrita degli anni ‘30. Quest'uomo è Frank McCourt, che in un suo libro, diventato un best-seller, racconta di come sia stata la sua infanzia senza mezze parole: "Mia madre mi ha odiato per aver svelato il nostro passato: pensava che l'unico luogo per questo genere di cose fosse il confessionale. Desiderava ardentemente che venisse calata la tela su tutta questa povertà e squallore". E' questa voce a esprimere tutta la saggezza e la poesia racchiusa nel libro. Come nel libro, nel film si parla di situazioni tristi e difficili lasciando però spazio all'umorismo, in un delicato equilibrio che esprime una sensazione di veridicità e realismo.

 

Per la Svezia: “Uomini che odiano le donne”, di Niels Arden Oplev, 2009. E’ tratto dalla trilogia di romanzi di Stieg Larsson, che ha venduto oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo. Seguendo in maniera abbastanza pedissequa le linee narrative del testo, mette in campo un campionario di situazioni -stupri bestiali, riti nefandi, atti di sadismo e di crudeltà efferata – che si ripetono in maniera meccanica. L’attrazione per il sangue, i delitti, le violenze, i dettagli macabri, può contare su una fauna di personaggi abietti, affetti da tare ereditarie, perversioni e ossessioni criminali. Insomma un concentrato di patologie e orrori e mostruosità che, nelle intenzioni, vuol servire da base per sostanziare il ritratto che l’autore vuole dare di una società, quella svedese dei nostri giorni, malata e corrotta.

 

Per Vienna: La trilogia di Sissi, di Ernst Marischka, tra il 1955 ed il 1958. La trilogia di Sissi, girata da Ernst Marischka tra il 1955 e il 1958, è uno dei più grandi successi nella storia del cinema. Nelle sue tre parti (La principessa Sissi; Sissi, la giovane imperatrice; Sissi, il destino di un’imperatrice) il film è diventato un classico dei film d'amore, milioni di persone si sono commosse al cinema o a casa durante una delle innumerevoli repliche alla TV. Il film ha reso famosa la giovane attrice Romy Schneider che, per tutta la vita, nell'immaginario collettivo è rimasta la "Sissi" di questi film.
La prima a capire che la "Sissi" del film non era la Elisabetta d'Austria della realtà fu proprio l'attrice Romy Schneider e quando ricevette da Luchino Visconti, nel 1972, l'offerta di rappresentare di nuovo Elisabetta d'Austria nel suo film "Ludwig" accettò subito, perché questo film le diede finalmente la possibilità di far vedere la vera Sissi.

 

Per Praga: “Canone inverso” di Ricky Tognazzi, 2000,   parla di nazismo, Olocausto e Primavera di Praga, ma in realtà tema principale è la passione per la musica che muove i personaggi.Tratto da una celebre romanzo di Maurensig, fotografa sapientemente la città di Praga.
L’inizio del film è stato girato vicino all’isola di Kampa. Il primo incontro tra Costanza e Jeno avviene nel bar O’Che’s Via Liliova 14. Il primo concerto di Sophie è stato girato al teatro Tyl o degli Stati generali, Ovocní trh 1 Praga 1 Altre scene sono state girate sul Ponte Carlo e alla Stazione Centrale. Ad un certo punto del film c’è una rissa che è stata ambientata nella Piazza del Castello, Hradčanské náměstí. Il quartier generale dei nazisti è il Palazzo Cernin in Loretanské náměstí. Altre scene sono state girate fuori Praga e fra gli altri posti spicca la colonnata delle terme di Marianské Lázně.

 

Per l’Armenia: “La masseria delle allodole”, dei fratelli Taviani, 2007. Tratto dal romanzo omonimo di Antonia Arslan, narra le vicende di una famiglia armena dell'Anatolia all'epoca del genocidio armeno (1915). Nel giorno in cui la benestante famiglia armena degli Avakian viene colpita dal lutto per la morte del patriarca, anche il generale Arkan, capo della guarnigione turca, è presente alle esequie. È il segno di un rapporto, se non di amicizia, di reciproco rispetto tra le due comunità. Ma per creare la Grande Turchia non c’è posto per “i ricchi e traditori” Armeni. Parte dalla capitale l'ordine di uccidere tutti i maschi e di deportare le donne e le bambine per poi massacrarle nei pressi di Aleppo. La famiglia Avakian viene smembrata e la giovane e vitale Nunik farà di tutto per salvaguardare la vita delle più piccole. E’un film meritevole soprattutto perché è uno dei primi che si occupa della ferita ancora aperta dell'eliminazione fisica degli Armeni in Turchia.
Stesso motivo di fondo per il film “Ararat”,di Atom Egoyan, 2002. Rapporti familiari in bilico (un figlio - Raffi - ossessionato dal ricordo del padre, una madre - Ani - con un passato che vuol negarsi e negare, sorellastre scelte come amanti) sono lo sfondo per narrare un presente difficile da sopportare e un passato che pesa (il genocidio armeno del 1915 per mano turca) . Ma queste atrocità spingeranno i protagonisti a cercare riscatto. Le scene agghiaccianti del genocidio sono inserite con un sapiente ed efficace utilizzo della tecnica 'film nel film'.

 

Per l’Egitto: “Il paziente inglese”, di Anthony Minghella, 1996. Toscana, verso la fine della guerra 1939-45: Hana (J. Binoche), infermiera canadese innamorata di un artificiere indiano, accudisce un misterioso paziente inglese (R. Fiennes) dal viso sfigurato di cui si rievoca in flashback l'illegittima e tragica passione per Katharine, incontrata in Egitto, prima della guerra, durante una missione geografico-militare per il governo britannico. Bellissima fotografia, grande commozione e ben 9 Premi Oscar.